Lo “Stato” del mercato
Roma, 8-9 gennaio 2027
Politica industriale, programmazione pluriennale, società pubbliche, sostegno dei settori strategici: questi concetti sono tornati alla ribalta negli ultimi anni. Secondo l’OCSE, tra il 2000 e il 2023 il numero di imprese pubbliche tra le 500 maggiori aziende mondiali per fatturato è quasi quadruplicato (da 34 a 126). Queste grandi imprese, in Italia come altrove, hanno avuto un ruolo decisivo in momenti critici: pandemia, crisi energetica, attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza. La competizione con economie nelle quali lo Stato dispone direttamente della leva produttiva – in primo luogo la Cina, dove imprese formalmente private operano in stretto raccordo con gli obiettivi strategici del governo – obbliga le democrazie liberali a interrogarsi su quanto possano permettersi di restare neutrali rispetto all’assetto dei mercati. Non si tratta solo di efficienza, ma anche di sicurezza e controllo delle infrastrutture critiche: esigenze che inducono gli Stati a puntare su imprese pubbliche in settori considerati strategici, come l’energia, le reti di comunicazione, i servizi digitali e la difesa. Il rischio, però, è che l’argomento della competizione con regimi non democratici diventi un alibi per distorsioni, violazioni dei diritti e cattiva gestione, invece che un impulso a costruire modelli più solidi. La comparazione qui è indispensabile: dai fondi sovrani norvegesi alle partecipazioni statali francesi, fino ai modelli ibridi dell’Europa centro-orientale, le soluzioni adottate divergono profondamente. La competizione si gioca anche sulle materie prime critiche e sulle terre rare, indispensabili per la transizione digitale ed energetica e oggi fortemente concentrate in pochi Paesi.
Fattori in parte simili inducono a intensificare la regolazione di alcuni mercati e anche ad assoggettare categorie di imprese private a discipline di ispirazione pubblicistica: dalla protezione degli interessi strategici nazionali al controllo sugli investimenti esteri, dalla compliance aziendale alla cybersicurezza. Si amplia lo spettro degli interessi pubblici, ai quali si ispira lo statuto giuridico dell’impresa: si pensi alle discipline a tutela dell’ambiente, della responsabilità sociale, della sicurezza e del benessere dei lavoratori. La legge impone vincoli organizzativi alle imprese, che vedono i loro poteri di mercato soggetti a sempre maggiori controlli. La modifica dell’articolo 41 della Costituzione, con l’introduzione dei “fini ambientali”, può essere letta in questa prospettiva. Il diritto penale dell’economia assume un ruolo crescente: la responsabilità degli enti, i reati ambientali, le fattispecie di corruzione nei rapporti tra impresa e pubblica amministrazione configurano ormai un vero statuto penalistico dell’impresa, che interagisce, talvolta in modo non coordinato, con la regolamentazione amministrativa e civilistica. In aggiunta, i pubblici poteri si sforzano, con successo variabile, di stimolare l’innovazione delle imprese private.
Alla consapevolezza dei benefici della concorrenza si affianca quella delle necessarie correzioni al funzionamento dei mercati, tanto più nei settori a più rapido sviluppo, dominati da pochi grandissimi operatori e nei quali le esigenze di tutela dei consumatori, come dei lavoratori, si pongono in termini nuovi. All’impotenza o all’inerzia del legislatore suppliscono a volte le autorità amministrative e quelle giudiziarie. Ma è evidente che in alcuni settori si pone
con forza il problema del rapporto tra livello nazionale e livello sopranazionale di regolazione, su cui il diritto internazionale non offre ancora risposte soddisfacenti. Le maxi-sanzioni inflitte dalla Commissione europea a Google, Meta e Apple, contestate davanti alle corti europee e respinte dagli Stati Uniti come misure protezionistiche, illustrano bene la tensione tra sovranità regolatoria e dinamiche globali. Altrettanto rivelatore è il fenomeno della regulatory arbitrage: imprese che scelgono la sede legale, strutturano le catene di fornitura o localizzano i dati in funzione del regime normativo più favorevole, erodendo l’effettività di qualunque disciplina nazionale o anche regionale.
La risposta europea al problema non è mancata, ma ha assunto una forma inedita. L’Inflation Reduction Act americano del 2022 ha innescato una corsa globale agli aiuti di Stato. Nell’UE, la Commissione ha autorizzato oltre 670 miliardi di euro in aiuti straordinari. Anche il Digital Markets Act e il Digital Services Act segnano un cambio di paradigma: non più solo repressione ex post degli abusi, ma regolazione ex ante dei comportamenti dei grandi operatori digitali. È un modello che guarda con interesse il resto del mondo, e che la Cina ha adottato con strumenti propri nei confronti delle proprie piattaforme. La convergenza degli esiti regolatori in contesti politici opposti pone domande fondamentali: il potere di mercato dei giganti digitali è davvero domabile, e a quali condizioni? Gli investimenti pubblici e privati nell’intelligenza artificiale, poi, accentuano la dipendenza da pochi operatori globali e da filiere di calcolo, dati e semiconduttori ad altissima intensità energetica, sollevando interrogativi sulla sostenibilità ambientale di queste scelte.
Quale ruolo gioca in questa direzione la crescente necessità di assicurare la “affidabilità” delle “supply chain globali”, sempre più a rischio dinanzi alle possibilità di “eterodirezione” sia volontaria, sia criminale? Vista la situazione geopolitica nuovamente dominata da venti di guerra, quali strumenti globali (internazionali, europei, regionali) si possono immaginare per garantire le “trusted technologies”? Che fine fanno le alleanze globali oggi in crisi, nate sul piano militare e che debbono sempre più trasformarsi anche in alleanze tecnologico-industriali
Gli sviluppi descritti pongono alla scienza giuridica grandi sfide, relative al rapporto tra pubblici poteri – nelle loro diverse articolazioni territoriali – e mercato, alle forme dell’impresa pubblica e alle connesse scelte di politica economica. Nell’attuale contesto politico ed economico, quando si giustifica l’iniziativa economica pubblica? Come prevenire le distorsioni che la hanno spesso fatta degenerare? Come si concilia la spinta verso campioni europei nei settori strategici, esplicitamente evocata dal Rapporto Draghi del 2024, con un diritto della concorrenza dell’Unione costruito su premesse opposte? Ha ancora senso la disciplina europea sugli aiuti di Stato? Come si concilia con il diritto del commercio internazionale, o quel che ne rimane oggi, la preferenza accordata alle imprese nazionali o europee in settori strategici?
Quali sfide si pongono e quali nuove frontiere si aprono per princìpi fondanti la teoria costituzionale dello stato contemporaneo quali la rule of law, il principio di legalità e la separazione dei poteri?
Un altro fronte riguarda la libertà di iniziativa economica e il suo rapporto con altri valori costituzionali e diritti fondamentali, in particolare quelli delle categorie deboli. Quali sono le
tecniche più efficaci per tutelare i lavoratori in settori in espansione, che sfuggono alla disciplina tradizionale delle relazioni industriali? Quali gli strumenti, e quale il livello di regolazione, utili a tutelare gli utenti nei confronti di imprese globali che spesso sfidano i legislatori statali? Quale è il ruolo della regolazione indipendente e quale quello dei giudici, costituzionali e comuni, europei e nazionali, nel bilanciamento degli interessi economici e di quelli non economici?
La settima conferenza della sezione italiana di ICON•S sarà dedicata all’evoluzione delle dinamiche di stato e mercato. Si sollecita, tra l’altro, una riflessione sui seguenti temi:
1) Gli attori e gli strumenti della politica economica
2) Finalità e forme dell’iniziativa economica pubblica
3) I livelli di governo dell’impresa pubblica
4) Libertà di iniziativa economica, suoi limiti e funzionalizzazione dell’impresa
5) La tutela del lavoro e delle categorie deboli nella nuova economia digitale e nella transizione verde
6) Il ruolo dei giudici nella correzione delle dinamiche del mercato
7) Diritto internazionale dell’economia e sovranità regolatoria degli Stati
8) Il diritto penale come strumento di governo dell’impresa
9) Modelli comparati di intervento pubblico nell’economia: convergenze e divergenze
10) Geopolitica e politica industriale: lo Stato come attore strategico
11) Intelligenza artificiale, infrastrutture critiche e consumo energetico: politiche industriali e regolazione
12) Il modello europeo di regolazione digitale: DMA, DSA e oltre
Invio delle proposte
Per partecipare alla Call è necessario inviare entro il 30 settembre 2026 un abstract, in lingua italiana o inglese, di un intero panel (massimo 1000 parole) compilando il form disponibile online alla pagina https://www.icons-italia.it/modulo-di-invio-proposte-submission-form/.
Non saranno ammesse proposte di singoli paper.
I panel devono comprendere obbligatoriamente almeno 4 e al massimo 5 partecipanti, incluso chi svolge le funzioni di chair o di moderatore al fine di fare un uso razionale delle aule e del tempo a disposizione. Si richiede, a pena di esclusione, che i panel rispettino l’equilibrio di genere. Si invita a garantire nella composizione dei panel la diversità di provenienza geografica, istituzionale e di disciplina, anche al fine di favorire il più possibile il dialogo e lo scambio di idee e prospettive diverse.
I singoli interventi e i panel possono svolgersi in lingua italiana o inglese. Non è richiesto presentare il testo definitivo degli interventi.
Per consentire la più ampia partecipazione di tutti, anche quest’anno è previsto un limite al numero di apparizioni nei panel: ciascun partecipante può prendere parte a un massimo di
due panel (sia come autore unico che come coautore) e può prendere parte a un ulteriore panel esclusivamente in qualità di chair.
Si ricorda che la partecipazione alla conferenza sarà consentita esclusivamente in presenza e che non sarà possibile collegarsi da remoto.
Selezione
L’esito della selezione sarà comunicato ai partecipanti entro il 30 novembre 2026.
Per chi lo desiderasse, le versioni definitive dei contributi potranno essere pubblicate, previo superamento del relativo processo di valutazione, su Diritto pubblico, Quaderni costituzionali, Rivista trimestrale di diritto pubblico, Istituzioni del Federalismo, nel Forum dei Quaderni costituzionali, nella collana degli IRPA Working Papers e nell’Italian Journal of Public Law.
Per informazioni: 2027@icon-s.it
Si può scaricare il testo della Call for Panels cliccando qui.